Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti

I curdi, 30 milioni di persone dislocate su cinque paesi – secondo dati della Cia del 2014, il 18 per cento in Turchia, il 17.5 in Iraq, il 10 in Iran, il 9.7 in Siria, e due milioni di diaspora in Europa, nutrono aspirazioni di sovranità dalla fine della prima guerra mondiale, quando lo smembramento dell’impero ottomano determinò l’assetto del medio oriente. Continue reading “Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti”

La matematica dell’immigrazione

Leonid Bershidsky, sull’agenzia Bloomberg, calcola che l’Europa avrebbe bisogno di altri 42 milioni di cittadini entro il 2020 e di oltre 250 milioni entro il 2060.  L’età media sale nel continente, la popolazione invecchia, e giovani occupati sono indispensabili per reggere il crescente costo sociale delle pensioni.  Secondo un rapporto dell’Ue, quattro persone lavorano per ciascun pensionato.  Nel 2050, saranno soltanto due.  I nuovi europei da trovare entro cinque anni servirebbero a mantenere la bilancia dei conti. Continue reading “La matematica dell’immigrazione”

Discriminazione nel mondo

53 paesi con leggi discriminatorie per le donne nella società e la famiglia (27 per cento nel mondo): 20 in Africa, 16 in Medio Oriente e Africa del Nord, 11 in Asia e nel Pacifico, 6 in America

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Le nostre vite cominciano a finire nel giorno in cui non diciamo più nulla sulle cose che contano.

Martin Luther King

Il rebetiko e le lezioni della storia

 

Se siete capitati qualche volta in Grecia, e non avete passato le vacanze a bere spritz in un locale à la page gestito da italiani, forse vi sarete imbattuti in quella che per il turismo disattento è approssimativamente “musica tradizionale”. Vi sarà sembrato di vedere un mandolino, magari l’avrete chiamato banjo; in realtà, quello che suonava era un bouzouki, membro della famiglia dei liuti dal collo lungo, tricorde nella sua espressione originale, strumento principale del rebetiko che ha spopolato fino agli anni ’50, e che oggi è parte intrinseca dell’identità nazionale ellenica. Qualcuno saprà che la scena di apertura di Pulp Fiction di Tarantino scorre sulle note dell’arrangiamento di un motivo rebetiko di Nikos Roubanis del 1930. Continue reading “Il rebetiko e le lezioni della storia”

Popoli indigeni

La giornata internazionale dei popoli indigeni viene celebrata dal 1994 per decisione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.  La data del 9 agosto è quella della prima riunione del gruppo di lavoro sui popoli indigeni della sottocommissione per la promozione e la protezione dei diritti umani.  Ci sono 370 milioni di indigeni, appartenenti a 5.000 gruppi, in 90 paesi.  Parlano più dei due terzi delle lingue del pianeta, ovvero oltre 4.000 idiomi unici. Costituiscono il 5 per cento della popolazione globale e il 15 per cento dei poveri.  Vessati da discriminazione sistematica ed esclusi dal potere economico e politico, vivono una situazione critica in molte parti del mondo.  E’ stato stimato che l’80 per cento della biodiversità e l’11 per cento delle foreste si trovano concentrate in terre indigene.  Queste sono minacciate dai rapidi effetti negativi del cambio climatico e dall’economia industrializzata, basata sulle estrazioni minerarie e lo sfruttamento dei combustibili fossili, nonché dall’avanzata delle frontiere agricole.  Delle 200 aree maggiormente a rischio, per il WWF, 95 sono territori ancestrali. Per le popolazioni autoctone, la conservazione dell’ambiente è fondamento spirituale e funzionale di identità e cultura.

Indigena Basarwa/Saan della Namibia (75 anni) passa un uovo di struzzo alla nipote (14 anni)

Mindanao

Quarantasette anni di sanguinosa rivolta, dimenticata dalla stampa e dall’opinione pubblica, potrebbe trovare una conclusione in Mindanao, isola nel sud-est delle Filippine. Rappresentanti dell’esecutivo e della più grande realtà insurrezionalista del paese, il Fronte di Liberazione Islamico “Moro” (Milf, per l’acronimo inglese), hanno sottoposto al Presidente Rodrigo Duterte un disegno legislativo per il potenziamento dell’autonomia ottenuta nel 1996 e investimenti in questa regione travagliata dall’estremismo, che dal 2000 ha provocato 4 milioni di profughi interni, migliaia di vittime, e un ritardo storico nello sviluppo economico e sociale, a dispetto della ricchezza di risorse. Continue reading “Mindanao”

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Un politico pensa alle prossime elezioni; uno statista pensa alla prossima generazione.

James Freeman Clarke

Demografia come fattore geopolitico

Centinaia di migliaia di anni sono trascorsi prima che la popolazione mondiale raggiungesse il primo miliardo, e in solo meno di 200 anni è diventata sette volte tanto, 7.5 miliardi al momento.  Il fattore determinante di questo aumento esponenziale è stato il numero crescente di individui sopravvissuti fino all’età riproduttiva, dovuto a un progressivo miglioramento della qualità della vita e la riduzione della mortalità, accompagnato quindi da cambiamenti nei tassi di fertilità. Continue reading “Demografia come fattore geopolitico”

A braccetto con il tiranno

Il Consiglio Europeo, riunito a Bruxelles la scorsa settimana, ha discusso l’attuazione delle misure per arginare i flussi migratori lungo le rotte del Mediterraneo centrale e orientale, e gli strumenti creati per affrontarne le cause, compreso il riordino del sistema di asilo.  Intenti che non hanno ancora scaturito grandi risultati, malgrado l’emergenza in corso, accreditando l’intollerabile torpore e la deficienza di strutture e processi, che vanno prontamente riformati per rispondere ai principi di responsabilità e solidarietà, nonché a quelli di efficienza istituzionale e politica. Continue reading “A braccetto con il tiranno”

Fuoco incrociato sui diritti umani

Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite è il principale meccanismo mondiale per la promozione dei diritti delle persone.  In tempi recenti, tuttavia, è stato terreno di manovre che, a partire da interpretazioni estreme di religione, cultura e tradizione, nonché argomenti di sovranità nazionale, insidiano i capisaldi dell’universalità, l’inalienabilità e l’indivisibilità, dell’importante e complesso corpo legislativo a cui è preposto. Continue reading “Fuoco incrociato sui diritti umani”

Libia. La rivoluzione inconclusa

La strage di Manchester del 22 maggio e la vicenda umana dell’attentatore Salman Abedi, britannico di genitori libici, combattente adolescente della resistenza al regime di Gheddafi, porta alla ribalta un paese dove la guerra è entrata a far parte di storie individuali e famigliari, il sacrificio dei caduti della rivoluzione è ostentato nello spazio collettivo, e il desiderio di morte è una forma di cultura per tanti, per quanti come Abedi un’ossessione. Continue reading “Libia. La rivoluzione inconclusa”

Sono tutti figli nostri

“Il massacro dei figli nostri” titola un quotidiano italiano riferendosi alla tragedia di Manchester – “La strage delle ragazze” in altri giornali.  Un attacco vile da parte di chi ha per nemico il mondo e la vita.  Di figli però ne abbiamo molti più e hanno nomi che spesso non sappiamo pronunciare.

Più dei tre quarti degli attentati di Boko Haram negli ultimi due anni in Nigeria, Cameroon, Chad e Niger, hanno utilizzato bambine e ragazze come bombe umane.  Non sanno cosa gli viene legato addosso, sono traumatizzate, sedate, ubbidiscono a quanto ordinato dai loro aguzzini.  Si avvicinano a un villaggio, bussano a una porta, chiedono dell’acqua.  Il detonatore viene attivato da un cellulare a chilometri di distanza.

Settemila donne e bambine yazidi sono state ridotte in schiavitù sessuale dall’Isis in Iraq.  Testimoni oculari in Siria hanno riportato informazioni di vendite all’asta di minori, mutilazioni, stupri, decapitazioni, bambini impiccati, crocifissi, bruciati vivi o lasciati morire di fame e sete.  L’Isis ha combattenti dai 5 ai 13 anni, orfani di stragi, che vengono indottrinati e costretti ad attuare esecuzioni, anche di ragazzi della loro stessa età.

Che il terrorismo fondamentalista non risparmi i bambini, non è notizia di oggi.

Giornata internazionale contro l’omofobia

L’omosessualità è un reato in 74 paesi. Di questi quasi la metà sono stati africani. In 13 paesi essere omosessuale o bisessuale è punibile con la morte: Afghanistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Mauritania, Pakistan, Qatar, Sudan, Yemen, regioni dell’Iraq, la Nigeria, la Siria e la Somalia. In 17 paesi è proibito l’attivismo per i diritti della comunità gay: Algeria, Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Iran, Iraq, Libano, Libia, Lituania, Marocco, Nigeria, Qatar, Siria, Somalia, Russia, Tunisia, Kuwait. In 40 paesi si riscontrano nella legislazione clausole che de-penalizzano l’aggressione fisica e l’omicidio in caso di “provocazione” di tipo omosessuale. Matrimoni forzosi e “stupro correttivo” vengono applicati in alcuni paesi alla stregua di misure terapeutiche per le donne con diverso orientamento sessuale.

Le etichette sono per i vestiti

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Poiché sarà l’ora di opere nuove, sarà anche l’ora di uomini nuovi, del movimento per l’Europa libera e unita!

Altiero Spinelli

Il lavoro che non difendiamo

Lo sfruttamento minorile intrappola 168 milioni di bambini e bambine fra i 5 e i 17 anni, 120 milioni hanno meno di 14 anni.  Se è vero che molti collaborano a mansioni dell’economia familiare, molti di più svolgono attività inaccettabili per la loro età e in condizioni di rischio per la salute e la vita, deprivati dell’educazione, angariati, degradati, e vittime di gravi violazioni dei diritti umani, compresi l’arruolamento forzoso, la prostituzione, la pornografia, e la schiavitù.  Il lavoro dei minori riproduce il ciclo inter-generazionale della povertà, ma è anche conseguenza di migrazioni ed emergenze.  Solo nel 2016, 25.850 bambini e adolescenti migranti non accompagnati e separati sono arrivati in Italia, più del doppio rispetto al 2015. Che fine hanno fatto?

Tre anni sono troppo lunghi

Delle 276 ragazze rapite da Boko Haram il 14 aprile del 2014, nella scuola statale superiore di Chibok in Nigeria, 57 sono riuscite a liberarsi, 24 sono state rilasciate dopo due anni, in seguito a negoziazioni del governo, 195 sono ancora nelle mani dei terroristi islamici che nella regione del Borno hanno provocato la morte di almeno 20.000 persone dal 2009.

Siria.  La pantomima della linea rossa

Sei anni di guerra civile, 470.000 morti – di cui 70.000 per carenza di servizi di salute, farmaci, acqua potabile e condizioni igieniche, 145.000 cittadini scomparsi, quasi 2 milioni di feriti, 6 milioni di sfollati interni, il 10 per cento dei siriani rifugiato, 13 milioni di persone in stato di emergenza umanitaria, e circa 5 milioni di queste in aree inaccessibili agli aiuti. Continue reading “Siria.  La pantomima della linea rossa”

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