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Se i politici si occupassero un po’ più di poesia e i poeti un po’ più di politica, forse si vivrebbe in un mondo migliore.

John Fitzgerald Kennedy

Free Zehra Doğan

Zehra Doğan è un’artista, giornalista e fotografa, nella Turchia di Erdoğan. E’ anche collaboratrice di Jinha, agenzia di stampa curda, ed è stata incarcerata per il suo lavoro di informazione e denuncia.  Ha raccontato la realtà delle città assediate, mostrando la devastazione portata dai combattimenti tra l’esercito e i militanti curdi. Continue reading “Free Zehra Doğan”

Casamance

Si continua a sparare in Casamance, limbo meridionale del Senegal, isolato dal resto del paese, e incuneato fra il Gambia e la Guinea-Bissau.  Il clamore delle atrocità compiute nelle vicine Liberia e Sierra Leone ha sottratto l’osservazione dei media dalla lotta separatista più lunga nell’Africa occidentale. Continue reading “Casamance”

Amina Iro e Hannah Halpern poetry slam

Amina Iro e Hannah Halpern hanno recitato questo poema in molte manifestazioni e hanno vinto premi per il loro talento, visione e coraggio. Di religione e cultura musulmana la prima, ebraica la seconda, sin da piccole, sono state educate a collocarsi reciprocamente nella categoria dell’”altro”. In questa esibizione, bella e potente, smontano gli stereotipi che le vogliono diverse e separate. Se le decisioni geopolitiche le prendessero le bambine e le ragazze…

Cosa ha da spartire la geopolitica con le bambine?

Lo stupro come arma di distruzione è tanto antico quanto la guerra, anche se il Consiglio di Sicurezza lo ha ufficialmente riconosciuto in quanto tale solo nel 2008.  Viene impiegato, in maniera deliberata e strutturata, per umiliare, terrorizzare e controllare la popolazione; in operazioni di rimozione forzata di civili da zone strategiche; o ancora in campagne di pulizia etnica, senza dover incorrere nei rischi del combattimento.  A differenza di altre forme di violenza, spesso non è documentato, o rimane schiacciato dal peso della perdita di vite umane, e non trova posto nei libri di storia.  Continue reading “Cosa ha da spartire la geopolitica con le bambine?”

Sos Afghanistan

Dopo oltre quindici anni, non è azzardato pensare che la coalizione Nato in Afghanistan e nel nord-ovest del Pakistan non abbia una strategia decisiva.  Il governo di unità nazionale, frutto di un patto di condivisione del potere, mediato da John Kerry nel 2014, fra i due contendenti che si accusavano di brogli elettorali – Ashraf Ghani, presidente, e Abdullah Abdullah, primo ministro, è frammentato e piagato dalla corruzione.  Soprattutto è incapace di mantenere l’ordine. Continue reading “Sos Afghanistan”

Where is my name?

Su twitter si può seguire e partecipare alla campagna #WhereIsMyName per rivendicare il diritto all’identità delle afghane.  Lanciato alcuni mesi fa da un gruppo di giovani donne, l’hashtag viene tradotto nei dialetti locali per coinvolgere tutte a rompere il tabù più incomprensibile e umiliante imposto dalla tradizione tribale.  Secondo gli ultraconservatori, il nome delle donne sarebbe sacro, legato all’onore della famiglia; per questa ragione, impronunciabile in pubblico.  Ne consegue l’abominevole negazione del diritto primario di essere chiamate con il proprio nome a scuola, sulle prescrizioni mediche, e, persino, sul certificato di nascita dei figli e la lapide funeraria.  In cambio, vengono utilizzati pseudonimi fantasiosi che ne rivelano appieno la logica patriarcale: “la mia parte debole”, “la madre dei miei figli”, “la mia capretta”.  Per gran parte della società afghana, le donne non sono dunque cittadine, ma proprietà di un padre, un fratello, o un marito, che ne gestisce corpo, faccia e nome.

L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale

Attraverso la cortina di fumo sulle dimostrazioni pubbliche delle ultime settimane, proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni sessanta e settanta, a quell’islam politico che guadagnerà importanza in seguito alla primavera araba del 2010-11. Continue reading “L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale”

Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti

L’accordo con l’Iran sul nucleare procede, conferma una lettera al congresso del segretario di stato americano Rex Tillerson di aprile.  Le pressioni di Russia, Cina ed Europa, e l’innegabile adempienza agli obblighi assunti, hanno disinnescato le minacce di Trump di farlo saltare, ma non l’intenzione di diminuire l’influenza del paese.  Il summit di Riyadh di maggio ha rinsaldato la coalizione contro il terrorismo degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita, suo partner privilegiato dal 1945, che in verità ha l’Iran nel mirino. Continue reading “Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti”

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Diritto e dovere alla conoscenza e democrazia partecipata

Il “diritto alla conoscenza” è al centro di un dibattito sorto in contrasto alla progressiva e universale erosione della libertà di espressione e il propagarsi dell’industria delle notizie false o ingannevoli, e in difesa del primato dei diritti umani, il buon governo, l’accountability e la responsabilità pubblica.  Alimentato da un delicato ecosistema, è intrinseco al “diritto allo sviluppo”. Continue reading “Diritto e dovere alla conoscenza e democrazia partecipata”

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D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Italo Calvino

Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti

I curdi, 30 milioni di persone dislocate su cinque paesi – secondo dati della Cia del 2014, il 18 per cento in Turchia, il 17.5 in Iraq, il 10 in Iran, il 9.7 in Siria, e due milioni di diaspora in Europa, nutrono aspirazioni di sovranità dalla fine della prima guerra mondiale, quando lo smembramento dell’impero ottomano determinò l’assetto del medio oriente. Continue reading “Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti”

La matematica dell’immigrazione

Leonid Bershidsky, sull’agenzia Bloomberg, calcola che l’Europa avrebbe bisogno di altri 42 milioni di cittadini entro il 2020 e di oltre 250 milioni entro il 2060.  L’età media sale nel continente, la popolazione invecchia, e giovani occupati sono indispensabili per reggere il crescente costo sociale delle pensioni.  Secondo un rapporto dell’Ue, quattro persone lavorano per ciascun pensionato.  Nel 2050, saranno soltanto due.  I nuovi europei da trovare entro cinque anni servirebbero a mantenere la bilancia dei conti. Continue reading “La matematica dell’immigrazione”

Discriminazione nel mondo

53 paesi con leggi discriminatorie per le donne nella società e la famiglia (27 per cento nel mondo): 20 in Africa, 16 in Medio Oriente e Africa del Nord, 11 in Asia e nel Pacifico, 6 in America

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Le nostre vite cominciano a finire nel giorno in cui non diciamo più nulla sulle cose che contano.

Martin Luther King

Il rebetiko e le lezioni della storia

 

Se siete capitati qualche volta in Grecia, e non avete passato le vacanze a bere spritz in un locale à la page gestito da italiani, forse vi sarete imbattuti in quella che per il turismo disattento è approssimativamente “musica tradizionale”. Vi sarà sembrato di vedere un mandolino, magari l’avrete chiamato banjo; in realtà, quello che suonava era un bouzouki, membro della famiglia dei liuti dal collo lungo, tricorde nella sua espressione originale, strumento principale del rebetiko che ha spopolato fino agli anni ’50, e che oggi è parte intrinseca dell’identità nazionale ellenica. Qualcuno saprà che la scena di apertura di Pulp Fiction di Tarantino scorre sulle note dell’arrangiamento di un motivo rebetiko di Nikos Roubanis del 1930. Continue reading “Il rebetiko e le lezioni della storia”

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