Where is my name?

Su twitter si può seguire e partecipare alla campagna #WhereIsMyName per rivendicare il diritto all’identità delle afghane.  Lanciato alcuni mesi fa da un gruppo di giovani donne, l’hashtag viene tradotto nei dialetti locali per coinvolgere tutte a rompere il tabù più incomprensibile e umiliante imposto dalla tradizione tribale.  Secondo gli ultraconservatori, il nome delle donne sarebbe sacro, legato all’onore della famiglia; per questa ragione, impronunciabile in pubblico.  Ne consegue l’abominevole negazione del diritto primario di essere chiamate con il proprio nome a scuola, sulle prescrizioni mediche, e, persino, sul certificato di nascita dei figli e la lapide funeraria.  In cambio, vengono utilizzati pseudonimi fantasiosi che ne rivelano appieno la logica patriarcale: “la mia parte debole”, “la madre dei miei figli”, “la mia capretta”.  Per gran parte della società afghana, le donne non sono dunque cittadine, ma proprietà di un padre, un fratello, o un marito, che ne gestisce corpo, faccia e nome.

Discriminazione nel mondo

53 paesi con leggi discriminatorie per le donne nella società e la famiglia (27 per cento nel mondo): 20 in Africa, 16 in Medio Oriente e Africa del Nord, 11 in Asia e nel Pacifico, 6 in America

Macro-economia: una priorità femminista

La relazione fra l’empowerment delle donne e la posizione occupata nell’economia e il mercato del lavoro è chiave.  Negli ultimi decenni, nonostante alcuni risultati, i trend e le statistiche sull’impiego femminile sono rimasti negativi, come rilevato nel corso della sessantunesima sessione della Commissione sullo Status delle Donne delle Nazioni Unite, conclusa il 24 marzo a New York, e le sue riunioni preparatorie.  Il World Economic Forum stima che il gap di genere non si chiuderà prima del 2186. Continue reading “Macro-economia: una priorità femminista”

Le Nazioni Unite hanno un nuovo Segretario-Generale.  Per chi avresti votato?

Il portoghese Antonio Guterres, già Primo Ministro, e Alto Commissario per i Rifugiati, all’inizio del prossimo anno succederà all’attuale Segretario-Generale (SG) dell’Onu in carica dal 2007.  Investito dall’Assemblea Generale il 13 ottobre, ha asserito che le sue priorità sono i rifugiati e le sofferenze dei più vulnerabili e ha criticato l’Europa per la linea adottata nella gestione della crisi dei migranti.  Ban Ki-moon ha affermato che Guterres è “conosciuto e apprezzato là dove oggi conta di più: nell’ambiente dei conflitti armati e delle sofferenze umanitarie”. Continue reading “Le Nazioni Unite hanno un nuovo Segretario-Generale.  Per chi avresti votato?”

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