Almanacco: Indocina

7 aprile 1954

Il presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower, a seguito della caduta dell’Indocina francese, oggi Vietnam, si riferì, per la prima volta, al rischio dell’espansione del comunismo nel sud-est asiatico. In questo frangente, coniò la cosiddetta “teoria dell’effetto domino”, che determinarà la posizione degli Stati Uniti nel decennio seguente.

All’inizio del 1954, divenne chiaro il fallimento della campagna offensiva della Francia per ristabilire il dominio coloniale in Indocina, perso durante la seconda guerra mondiale, quando il Giappone aveva assunto il controllo dell’area. I nazionalisti, guidati da Ho Chi Minh, erano prossimi alla vittoria finale sull’esercito francese. In poche settimane, inoltre, i rappresentanti dei grandi poteri mondiali si sarebbero riuniti a Ginevra, con l’obiettivo di discutere un accordo politico per mettere fine al conflitto. Eisenhower temeva che un’affermazione delle forze di Ho, e i colloqui internazionali in calendario, avrebbero consegnato il territorio ai comunisti e, in un tentativo di raccogliere l’appoggio dell’opinione pubblica e del congresso, per incrementare gli aiuti militari alla Francia, diede la storica conferenza stampa del 7 aprile.

Parte del discorso fu dedicata a spiegare l’importanza dell’Indocina per gli interessi strategici degli Stati Uniti, sulla base di considerazioni economiche e la produzione di materie prime, come la gomma, la iuta e lo zolfo. Sull’onda del passaggio centrato sulla possibilità che esseri umani terminassero sotto il giogo di una dittatura, nemica del mondo libero, il presidente menzionò il pericolo dell’effetto domino, illustrandone la dinamica in maniera grafica. Lo scenario presentato era quello di una disintegrazione dell’intera regione e la perdita progressiva di Indocina, Burma, Tailandia, e Indonesia. Arrivò a suggerire che, persino, il Giappone sarebbe stato travolto dal ciclone comunista. Le parole di Eisenhower non fermarono Ho, il quale trionfò a Dien Bien Phu, e non cambiarono le decisioni della conferenza di Ginevra, che gli consegnarono il nord del paese.

Nel lungo termine, tuttavia, la teoria prosperò, costituendo la giustificazione per l’intervento statunitense in Vietnam. Sia John F. Kennedy sia Lyndon B. Johnson, la utilizzarono, in prima istanza, per legittimare l’armamento del Vietnam del Sud e, poi, l’intervento bellico del 1965.

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