Little Miss Flint: acqua e giustizia sociale

Amariyanna “Mari” Copeny si è guadagnata l’appellativo di Little Miss Flint per la lettera di denuncia che, nel 2016, indirizzò all’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sullo scandalo dell’acqua inquinata nella località di Flint, in Michigan, la cui popolazione è in prevalenza afrodiscendente, e dove vive e va a scuola. Riuscì a portare alla ribalta nazionale una crisi locale che altrimenti non avrebbe ottenuto risposta dai media e dalla politica. Obama dichiarò lo stato di emergenza a livello federale e stanziò 5 milioni di dollari per la bonifica delle condutture di piombo che causavano serie conseguenze per la salute dei cittadini, fra cui Mari e la sua famiglia.

Dopo aver partecipato a marce di protesta, Mari, che all’epoca aveva 8 anni, ebbe l’idea di utilizzare l’hashtag di Hamilton, un popolare musical, per diffondere informazione su quello che stava succedendo a Flint. In questo modo, generò una nuova tendenza e ottenne l’attenzione che era necessaria. La ragazza, oggi tredicenne, è convinta che i giovani debbano far sentire la propria voce e ignorare quanti pensano che sia inutile mobilitarsi per cause sociali.

Lo stato pensava di risparmiare 200 milioni di dollari in 25 anni, quando avrebbe potuto evitare i danni con un investimento di 100 dollari al giorno in agenti anti-corrosivi. La situazione non è ancora stata risolta e Little Miss Flint continua a essere una voce importante nella lotta contro la discriminazione delle comunità afrodiscendenti e la disuguaglianza ecologica. Ha raccolto una donazione di oltre mezzo milione di dollari dalla compagnia Hydroviv in kit domestici per la purificazione dell’acqua. È stata intervistata dalla rivista Time e ha incontrato il mogul tecnologico Elon Musk nella sua scuola media per un dibattito con gli studenti. Ha anche preso la parola al Youth Climate Summit ed è parte della delegazione degli Stati Uniti all’Onu. 

Mari ha trascorso metà della sua giovane vita senza acqua potabile. Non ha potuto riempire la vasca da bagno dal 2014. Lo scorso Natale, la sua famiglia ha dovuto comprare, trasportare, aprire e smaltire 144 bottiglie di plastica di acqua per la preparazione della cena. A Newark, in New Jersey, il panorama non è diverso. L’America pare non voler vedere, o saper risolvere, problemi che appartengono a quello che si chiamava il terzo mondo.

 

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Giornata mondiale contro il lavoro minorile

Nel 2019, con una risoluzione adottata all’unanimità, le Nazioni Unite hanno proclamato il 2021 come Anno internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile, per sollecitare i governi ad adottare le misure necessarie per porre fine a tutte le forme di  sfruttamento dei bambini e le bambine, entro il 2025. Continue reading “Giornata mondiale contro il lavoro minorile”

Little Miss Sunshine: il coraggio di essere

La scena del concorso di bellezza per bambine del film “Little Miss Sunshine” (commedia drammatica del 2006) rappresenta una critica a questa pratica diffusa negli Stati Uniti, attraverso la quale le bambine vengono vestite e truccate, come se fossero adulte, e così esibite e sfruttate per i fini commerciali di un lucrativo circuito e la soddisfazione di ambizioni frustrate delle loro famiglie. Continue reading “Little Miss Sunshine: il coraggio di essere”

Il diario di Aleppo di Bana Alabed

All’età di sette anni, Bana Alabed ha cominciato a documentare l’assedio di Aleppo. Con l’aiuto di sua madre, insegnante di lingua inglese, ha raccontato la sofferenza della vita quotidiana nel distretto al-Bab, roccaforte dei ribelli. Attraverso il suo account in Twitter, seguito da 370 mila persone, si è rivolta ai leader del mondo, includendo Vladimir Putin, Barack Obama e Bashar al-Assad, chiedendo di attivarsi per i milioni di bambini intrappolati nel conflitto. Continue reading “Il diario di Aleppo di Bana Alabed”

Iran: vietato ballare

These Rebellious Iranian Women are Risking Arrest by Dancing on Streets

It's illegal for Iranian women to dance on the street… but that's not stopping them!

Pubblicato da Vocativ su Venerdì 29 giugno 2018

Queste donne che ballano rischiano la prigione perché stanno sfidando pubblicamente la legge iraniana sulla modestia nel comportamento.  Un numero sempre maggiore condivide atti di ribellione sui social media, nonostante il pericolo incombente della polizia religiosa.  La danza improvvisata in luoghi pubblici è l’ultima provocazione contro la severa legislazione iraniana che si aggiunge all’ondata di quante che non indossano il velo richiesto fuori casa.  La protesta del capo scoperto ha portato ad arresti e chi balla potrebbe affrontare un destino simile, ma si spera che queste rivoluzionarie stiano aprendo strada a un futuro migliore per tutte e tutti.

La regina del rap dello Zimbabwe

Lo pseudonimo è l’abbreviazione del nome anagrafico, ma anche un acronimo: African Women Arise.  Awa è un’artista hip hop del popoloso ghetto di Makakoba nel sud dello Zimbabwe.  Nonostante le frequenti intimidazioni, è determinata a proseguire questa carriera, occupandosi di temi legati alla condizione delle bambine e le ragazze nel suo paese, la violenza domestica e l’abuso sessuale.

Amina Iro e Hannah Halpern poetry slam

Amina Iro e Hannah Halpern hanno recitato questo poema in molte manifestazioni e hanno vinto premi per il loro talento, visione e coraggio. Di religione e cultura musulmana la prima, ebraica la seconda, sin da piccole, sono state educate a collocarsi reciprocamente nella categoria dell’”altro”. In questa esibizione, bella e potente, smontano gli stereotipi che le vogliono diverse e separate. Se le decisioni geopolitiche le prendessero le bambine e le ragazze…

L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale

Attraverso la cortina di fumo sulle dimostrazioni pubbliche delle ultime settimane, proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni sessanta e settanta, a quell’islam politico che guadagnerà importanza in seguito alla primavera araba del 2010-11. Continue reading “L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale”

Mindanao

Quarantasette anni di sanguinosa rivolta, dimenticata dalla stampa e dall’opinione pubblica, potrebbe trovare una conclusione in Mindanao, isola nel sud-est delle Filippine. Rappresentanti dell’esecutivo e della più grande realtà insurrezionalista del paese, il Fronte di Liberazione Islamico “Moro” (Milf, per l’acronimo inglese), hanno sottoposto al Presidente Rodrigo Duterte un disegno legislativo per il potenziamento dell’autonomia ottenuta nel 1996 e investimenti in questa regione travagliata dall’estremismo, che dal 2000 ha provocato 4 milioni di profughi interni, migliaia di vittime, e un ritardo storico nello sviluppo economico e sociale, a dispetto della ricchezza di risorse. Continue reading “Mindanao”

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