Pillole: Fatwā

La fatwā è la risposta fornita a un giudice musulmano da un muftī per sapere se un certo quesito sia regolamentato dalla sharī‛a e quali siano le modalità di applicazione in casi specifici trattati in diritto civile e penale. I tribunali sciaraitici, operanti dove sia stata reintrodotta la legislazione coranica, agiscono in base a quanto contemplato dal Corano e dalla Sunna. La complessa percorribilità delle due fonti costringe il giudice, che non è un dotto islamico, a ricorrere alla consulenza di un giurisperito in questo campo.

Trattandosi di un’opinione, per quanto autorevole, non ne discende che debba essere adottata e si ha la facoltà di appellarsi ad altre di riconosciuta fondatezza. Si emette in relazione ai contesti locali e conseguenti principi di necessità, pertanto, ha validità geografica. Per esempio, in Europa, esiste una fatwā che autorizza l’accesso al mutuo, in particolare per la prima casa, che altrimenti sarebbe vietato, perché l’islam non ammette prestiti con interessi. Un’altra permette il consumo di carne non macellata secondo i precetti coranici che vanno in contrasto con le norme igienico-sanitarie in vigore nell’Unione. 

Nel 2010, il gran muftī Saad El-Ghamdi dell’Arabia Saudita, con una controversa fatwā, sentenziò che le ragazze e le donne non potevano connettersi a internet senza la supervisione maschile. Il leader supremo iraniano, ayatollah Ali Khameini, nel 2016, lanciò una fatwā che proibiva alle donne di andare in bicicletta, argomentando che l’attività attrae l’attenzione degli uomini, attenta alla castità femminile ed espone la società a corruzione morale. Nel 2021, in quella che è considerata la prima fatwā dei talebani in Afghanistan, il ministro della pubblica istruzione, Mullah Farid ha decretato la segregazione scolastica, che di fatto impedisce l’accesso all’educazione di bambine e ragazze, e vietato alle docenti di insegnare agli alunni maschi. Non tutte le fatwā sono contro le donne, ma quando intendono negarne i diritti umani producono effetti drammatici per la libertà, lo sviluppo individuale e il progresso delle nazioni.

In reazione al caso mediatico scaturito dall’uccisione di una ragazza di 18 anni, Saman Abbas, per mano dei familiari, che secondo la ricostruzione della magistratura, l’avrebbero punita per non aver accettato le nozze combinate con un cugino in Pakistan, l’Unione delle comunità islamiche in Italia ha emesso una fatwā sull’illiceità dei matrimoni forzati. Questa si fonda su versi coranici e passi degli hadith, discorsi e pareri di Maometto tramandati nei secoli. Tra questi, se ne riporta uno in cui il profeta ha detto “nessuna donna può essere costretta a sposarsi senza il suo consenso”, mentre in un altro si sostiene che, in seguito alla denuncia di una giovane obbligata dal padre, Maometto annullò il legame.

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