Capire la geopolitica: Saul Cohen

Saul Cohen è il terzo più importante esperto contemporaneo di geopolitica. La sua ricerca si relaziona con la tradizione accademica della differenziazione geografica e mostra che la geopolitica non ha a che vedere solo con i conflitti internazionali. Ha conseguito un PhD a Harvard, specializzandosi in teoria geopolitica e geografia politica. Professore emerito del Hunter College e la City University di New York, è editore dell’Oxford World Atlas.

Nei suoi studi distingue fra ecumene, territorio e aree vuote, di uno stato. L’ecumene comprende i centri dove si trovano popolazione e attività economica. Nel caso degli Stati Uniti: la California, la Florida, la regione dei Grandi Laghi, il New England e il Texas. Il territorio è uno spazio che può diventare ecumene, quando posizione o risorse sono favorevoli. Le aree vuote non hanno un potenziale significativo di sviluppo, sebbene possano essere rilevanti per la difesa nazionale, come l’Alaska, per continuare con l’esempio degli Stati Uniti.

L’analisi, tuttavia, si muove oltre la situazione fisico-geografica. Cohen asserisce che gli Stati Uniti all’inizio del XIX secolo non si espansero nei Caraibi, perché la Florida, era poco popolata e le sue paludi costituivano una barriera naturale, ossia un territorio. Tutto mutò quando nella penisola vennero realizzati progetti di infrastruttura e servizi che generarono agglomerati urbani che attrassero immigrati dall’America Latina. Pertanto la Florida si convertì non solo in un ecumene, ma in un ponte verso i Caraibi. Le ragioni del cambio di importanza geopolitica risiedono in una miscela di geolocalizzazione e condizioni antropo-geografiche.

Inoltre, Cohen distingue tra portali and fasce protettive. I portali sono unità geografiche favorevoli per la cooperazione internazionale. A suo parere, l’est europeo potrebbe assumere un ruolo di raccordo fra l’Europa costiera e la Russia continentale, con l’adeguato impianto logistico. Le fasce protettive sono marcate dai conflitti intra-regionali e le rivalità extra-regionali. Cohen pensa che ciò sia evidente in Medio Oriente dove Iran, Turchia e Arabia Saudita competono per l’egemonia locale, e Cina, Russia e Stati Uniti, perseguono strategie globali. Nella sua concezione della geopolitica, in altre parole, esiste una confluenza nell’impatto di geografia e politica, e una regione da portale passa a essere fascia protettiva, a causa delle manovre di potere, trainate, ovviamente, da ubicazione o dotazione di risorse di varia natura.

Il ragionamento su portali e fasce protettive, e le loro ripercussioni sulle relazioni internazionali, conduce Cohen al principio di equilibrio tra forze e influenze opposte. Tale equilibrio si riferisce a un mondo in cui le superpotenze collaborano su questioni rilevanti su scala generale, come il terrorismo, e gli attori regionali assumono responsabilità in merito alla gestione delle minacce locali alla sicurezza. Già nel 2005, Cohen aveva segnalato il coinvolgimento degli Stati Uniti in Asia centrale e Europa orientale, in special modo l’approccio aggressivo e unilaterale adottato da George W. Bush, come destabilizzante. Solo se Cina, Russia, India, Unione Europea e Stati Uniti, lavoreranno congiuntamente, queste regioni si trasformeranno da fasce protettive a portali.

Quindi la geopolitica di per sé non incoraggia comportamenti belligeranti, ma può invece stimolare scelte costruttive. La teoria di Cohen contribuisce anche a riaffermare che la geopolitica non ha un carattere predittivo.

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