
Spesso l’articolata problematica dei rifugiati viene ridotta a una questione numerica. Un solo scatto, tuttavia, può catturarne l’intensità e la drammaticità. Continua a leggere “Immagini iconiche: la barca senza sorrisi”
Blog di Geopolitica di Maddalena Pezzotti

Spesso l’articolata problematica dei rifugiati viene ridotta a una questione numerica. Un solo scatto, tuttavia, può catturarne l’intensità e la drammaticità. Continua a leggere “Immagini iconiche: la barca senza sorrisi”

Un numero di fascicoli declassificati della Central intelligence agency (Cia) forniscono un quadro completo del coinvolgimento degli Stati Uniti nel colpo di stato in Cile, dell’11 settembre 1973, che depose il presidente Salvador Allende. Continua a leggere “Il cortile di casa degli Usa: golpe in Cile”
Il testo fu pubblicato dal New Tork Times il 2 dicembre 1948. Si tratta di una denuncia di grande attualità che non ha bisogno di commenti.
Tra i firmatari, tutte personalità del mondo ebraico (scienziati, filosofi, medici, rabbini, accademici, attivisti), che vivevano negli Stati Uniti, si trovano: Albert Einstein, pilastro della fisica moderna, e Hannah Arendt, storica, filosofa e politologa, fra i più influenti pensatori e teorici politici del XX secolo.

Continua a leggere “Lettera al New York Times di Albert Einstein e Hannah Arendt”

Spazi strategici. Le nuove rotte marittime del Polo Nord
Il Toro e la Bambina, 5 gennaio 2024
Il Circolo Polare Artico è spesso nel dibattito pubblico attinente all’impatto del riscaldamento globale sul suo ecosistema unico. Continua a leggere “Evergreen: Spazi strategici. Le nuove rotte marittime del Polo Nord”

Il regime di Napoleone III, instaurato dal 1852 al 1870, altrimenti conosciuto come Secondo Impero, fu costretto a soccombere alla resistenza opposta dal popolo messicano all’invasione francese, malgrado l’eccellenza militare dell’esercito professionale, comandato dal generale Charles Ferdinand Latrille, conte di Lorencez, veterano della campagna di Algeria e la guerra di Crimea. Continua a leggere “Almanacco: la battaglia di Puebla”

Le origini della Corte penale internazionale (Cpi) risalgono ai tribunali militari, con competenza sui crimini di guerra, istituiti al concludersi del secondo conflitto mondiale. Continua a leggere “Grandi momenti della storia: creazione della Corte penale internazionale”

La concezione strategica dello spazio è intrinseca alla volontà di egemonia delle nazioni e si declina in differenti approcci. Di fatto, uno degli argomenti dialettici della geopolitica è la contrapposizione fra potenze di terra e di mare. Continua a leggere “Spazi strategici: rotte marittime”

Il colpo di stato orchestrato in Guatemala nel 1954 dalla Central intelligence agency (Cia), contro un governo incaricato con metodo democratico, è di particolare gravità storica. Troncò, infatti, in forma violenta, un importante processo di inclusione sociale sul piano nazionale e installò la guerra fredda nella regione latinoamericana. Continua a leggere “Il cortile di casa degli Usa: il golpe in Guatemala”
Nel 1989, il prominente membro dell’American Indian Movement (Aim) per i diritti dei nativi americani, Russell Means, fece la sua prima requisitoria in un’audizione al senato degli Stati Uniti, con una critica circostanziata al Bureau per gli Affari Indiani. Continua a leggere “Russell Means al senato degli Stati Uniti”
“Oh Freedom” è un inno del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60. Continua a leggere “Martin Luther King Jr. Day”

Il Circolo Polare Artico è spesso nel dibattito pubblico attinente all’impatto del riscaldamento globale sul suo ecosistema unico. Continua a leggere “Spazi strategici: le nuove rotte marittime del Polo Nord”

Rosa Parks, scomparsa nel 2005, divenne famosa in tutto il mondo, ispirando film, libri e canzoni, per essere stata arrestata il primo dicembre del 1955, al non aver ceduto il suo posto sull’autobus a un uomo bianco. La first lady dei diritti civili, così come definita nel 1999, con l’attribuzione della medaglia d’oro del Congresso, il più prestigioso riconoscimento civile statunitense, non fu, in realtà, la prima persona a Montgomery a ribellarsi alle norme segregazioniste. Nove mesi prima, Claudette Colvin, una ragazza di 15 anni, era stata condannata per aver violato la stessa ordinanza. Continua a leggere “Claudette Colvin: la first girl dei diritti civili”

L’asse sino-russo. Una spina nel fianco per gli Stati Uniti
Il Toro e la Bambina, 25 maggio 2021
L’incontro fra i ministri degli esteri cinese, Wang Yi, e russo, Sergey Lavrov, dello scorso marzo è stato tutto tranne un gesto retorico. Continua a leggere “Evergreen: L’asse sino-russo. Una spina nel fianco per gli Stati Uniti”
I Wet’suwet’en continuano a essere oggetto di una campagna di criminalizzazione e mantenuti sotto stretta sorveglianza da parte del governo provinciale canadese del British Columbia e lo stato federale.

La pericolosa ritrovata unità dell’Iran
Il Toro e la Bambina, 19 febbraio 2022
Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Continua a leggere “Evergreen: La pericolosa ritrovata unità dell’Iran”
“Felice Giorno del Ringraziamento, America. Mi chiamo Daunnette e sono qui con le mie amiche per raccontarvi la vera storia dietro questa festa. Crescendo, mi sono resa conto che quello che ti insegnano a scuola sul Giorno del Ringraziamento non è la verità. Non è la storia vera. Continua a leggere “La vera origine del Thanksgiving negli Stati Uniti”

All’età di sei anni, Ruby Bridges dette una significativa spinta in avanti alla causa dei diritti civili negli Stati Uniti, diventando nel novembre del 1960 la prima studentessa afroamericana a essere ammessa in una scuola elementare per bianchi. Continua a leggere “Ruby Bridges”

La diplomazia preventiva si colloca nel quadro dell’impegno per la sicurezza e ha come base il riconoscimento della necessità imprescindibile di intervenire prima che una controversia degeneri in un conflitto armato. Continua a leggere “Le parole della Bambina: diplomazia preventiva”
Per la nazione Mescalero Apache, le ragazze diventano donne attraverso la cerimonia del sorgere del sole – un antico rito di passaggio che dura quattro giorni. Il documento video mostra la prova di Julene Geronimo, nipote in linea diretta, discendente di quarto grado, del medico tradizionale e capo Bedonkohe Ndehndahe, Apache Geronimo, uno degli ultimi guerrieri dei nativi ad arrendersi (Skeleton Canyon, fra Arizona e Nuovo Messico, 1886), all’esercito degli Stati Uniti, che li derubò del proprio territorio. Continua a leggere “Il rito di passaggio delle ragazze Apache”

La crisi energetica di questi mesi potrebbe essere la peggiore dell’ultimo mezzo secolo. Sebbene la catena del supply sia più vasta, diversificata e affidabile, e l’economia mondiale non abbia il dispendio intenso del passato (oggi si fa uso di minore energia per unità di prodotto interno lordo), la congiuntura sorpassa la questione del petrolio, e trascina con sé inflazione, recessione, chiusura di imprese, e razionamenti. Continua a leggere “Stato e mercato nel futuro assetto energetico globale”
La lunga marcia forzata dei Navajo, o Diné, la nazione autoctona più grande degli Stati Uniti, avvenne dall’agosto del 1863 alla fine del 1866. In 53 operazioni, condotte dell’esercito federale, 10 mila persone furono deportate dall’Arizona alla fascia orientale di quello che oggi è il Nuovo Messico. Continua a leggere “La lunga marcia dei Navajo”
Nell’ultima fase del secondo conflitto mondiale, nel 1945, gli Stati Uniti condussero bombardamenti atomici sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Questi eventi rappresentano l’unico impiego letale di armamenti nucleari che sia mai stato realizzato nella storia. Continua a leggere “Almanacco: gli Stati Uniti bombardano Hiroshima”
Blowing in the wind, composta da Bob Dylan, fu un singolo di successo del gruppo Peter, Paul & Mary, che lo eseguì nella marcia di Washington del 1963, in occasione della quale Martin Luther King diede il discorso I have a dream. La musica deriva da uno spiritual degli afrodiscendenti americani, No More Auction Block, e il testo evoca versetti biblici che pongono domande elementari sull’umanità, con la medesima risposta implicita rispetto al ripudio della guerra, in quanto contraria al supposto della vita. Continua a leggere “Blowing in the wind”

La crisi ucraina ha provocato il caos nel mercato energetico, con un incremento del costo del petrolio, del gas, e del carbone, fino al doppio del loro valore precedente, e una corsa scomposta ad alternative di approvvigionamento. Questa situazione ha messo in risalto la necessità, evidente da decenni, di stabilire politiche di lungo termine, in modo da guadagnare livelli di autonomia, vis-à-vis condizioni e variabili geostrategiche, e contribuire alla preservazione dell’equilibrio ambientale, con il superamento del modello fossile. Continua a leggere “La grande battaglia dell’energia”
Il Canyon de Chelly, in Arizona, dichiarato monumento nazionale, è il luogo dove le popolazioni originarie degli Stati Uniti viaggiano per riconnettersi con le proprie radici. Continua a leggere “Alle radici dell’identità Navajo”

In che misura la Russia rappresenta un pericolo per gli Stati Uniti?
Il Toro e la Bambina, 12 dicembre 2020
La sicurezza nazionale americana indica due minacce principali: Cina e Russia. L’ex-presidente Donald Trump assunse l’incarico con la risolutezza di migliorare le relazioni con il Cremlino, ma il resto dell’esecutivo e il congresso hanno continuato a promuovere politiche severe, e queste si trovano nel loro peggior momento dal 1985.
Continua a leggere “Evergreen: In che misura la Russia rappresenta un pericolo per gli Stati Uniti?”

Da tempo, la Turchia nutre l’ambizione di affermarsi come un potere globale indipendente e ha identificato un’opportunità nella mediazione per il superamento del conflitto armato fra la Russia, gli Stati Uniti, e i paesi allineati con questi ultimi, che sta avendo luogo in Ucraina. Continua a leggere “La mediazione turca in Ucraina”

7 aprile 1954
Il presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower, a seguito della caduta dell’Indocina francese, oggi Vietnam, si riferì, per la prima volta, al rischio dell’espansione del comunismo nel sud-est asiatico. In questo frangente, coniò la cosiddetta “teoria dell’effetto domino”, che determinarà la posizione degli Stati Uniti nel decennio seguente. Continua a leggere “Almanacco: Indocina”

Una nuova era si è aperta per la Repubblica Islamica dell’Iran, con una ritrovata unità che strizza l’occhio ai riformisti, ma cementa il potente apparato parallelo. Dalla sua fondazione nel 1979, è stata caratterizata dall’esistenza di uno stato nello stato. I premier, alla guida degli esecutivi scelti con suffragio diretto, e i leader supremi, al vertice delle strutture incaricate di preservare gli ideali della rivoluzione, sono sempre entrati in collisione, dando luogo a divisioni profonde. Continua a leggere “La pericolosa ritrovata unità dell’Iran”

Lo stretto di Malacca, fra la penisola della Malesia e l’isola indonesiana di Sumatra, è gestito da Singapore. Prende il nome dal sultanato che regnò sull’arcipelago dal 1400 al 1511. Si trova fra gli oceani Indiano e Pacifico ed è una delle maggiori rotte commerciali al mondo di materie prime e per lo sviluppo dell’energia. Continua a leggere “Spazi strategici: lo stretto di Malacca”

Amariyanna “Mari” Copeny si è guadagnata l’appellativo di Little Miss Flint per la lettera di denuncia che, nel 2016, indirizzò all’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sullo scandalo dell’acqua inquinata nella località di Flint, in Michigan, la cui popolazione è in prevalenza afrodiscendente, e dove vive e va a scuola. Continua a leggere “Little Miss Flint: acqua e giustizia sociale”

La lotta per il primato fra la teocrazia sciita iraniana e le monarchie sunnite del Golfo Persico, alla quale si è unita la Turchia, attraversa le guerre in corso nel Medio Oriente. Entrambe le parti hanno galvanizzato, e militarizzato, l’identità religiosa, per mobilitare masse e minoranze, secondo i casi, e aumentare la propria sfera di influenza. Continua a leggere “Il ritorno dell’estremismo islamico”

La forza del complesso militare-industriale della Turchia, e il disimpegno degli americani dal Medio Oriente, ne hanno facilitato il posizionamento assertivo nel teatro nei conflitti regionali. Questa autosufficienza ha sostenuto le ambizioni geopolitiche del paese in Iraq, Libia e Siria, e permesso sia l’estensione delle operazioni navali nel Mediterraneo, sia l’istallazione di basi in Qatar e Somalia. Continua a leggere “La Turchia e l’occidente”

Afghanistan. Anche le “guerre buone” finiscono male
Il Toro e la Bambina, 9 settembre 2020
Tutti i presidenti americani, dal 2001 a oggi, hanno inseguito il momento adatto per ritirarsi dall’Afghanistan, ossia quell’ineffabile punto di equilibrio fra l’intensità della guerra e la solidità del governo che permettesse un’evacuazione senza il rischio di un’ondata terroristica. Neppure uno è riuscito nell’intento e non per assenza di opportunità. Continua a leggere “Evergreen: Afghanistan. Anche le “guerre buone” finiscono male”

L’incontro fra i ministri degli esteri cinese, Wang Yi, e russo, Sergey Lavrov, dello scorso marzo è stato tutto tranne un gesto retorico. Continua a leggere “L’asse sino-russo. Una spina nel fianco per gli Stati Uniti”

4 marzo 1789
Il primo congresso della storia degli Stati Uniti d’America, composto da 13 rappresentanti e 9 senatori, si riunisce e dichiara l’entrata in vigore della costituzione. Continua a leggere “Almanacco: la costituzione degli Stati Uniti”

I temi che per lungo tempo hanno definito la politica americana in Medio Oriente hanno perso rilevanza. A dispetto di una maggiore complessità di fattori, Washington non ha saputo rifocalizzare e riorientare la propria presenza nella regione. Continua a leggere “Stati Uniti e Medio Oriente: si riparte dal via”

La sicurezza nazionale americana indica due minacce principali: Cina e Russia. L’ex-presidente Donald Trump assunse l’incarico con la risolutezza di migliorare le relazioni con il Cremlino, ma il resto dell’esecutivo e il congresso hanno continuato a promuovere politiche severe, e queste si trovano nel loro peggior momento dal 1985. Continua a leggere “In che misura la Russia rappresenta un pericolo per gli Stati Uniti?”

Quindici anni, di Filadelfia, e sta cambiando il mondo. Lettrice vorace, quando ne aveva undici, si rese conto che in nessuno dei libri che a centinaia le erano passati per le mani, aveva trovato una protagonista simile a se stessa: piccola, americana, afrodiscendente. Continua a leggere “Marley Dias: attivista afrodiscendente”

Donald Trump ha posto a dura prova l’ordine costituito dagli Stati Uniti nei settant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Sebbene il dibattito si sia impantanato in una dicotomia fuorviante animata da antagonisti che spingono verso la sua dissoluzione e nostalgici che puntano alla sua ricomposizione, nessuna delle opzioni è viabile. Continua a leggere “Quali alleanze per gli Stati Uniti dopo Trump?”

A distanza di un decennio, due crisi planetarie, quella economica derivata dall’emergenza sanitaria in corso e quella finanziaria del 2008, hanno fatto vacillare il sistema capitalista della produzione e della società. Il ripiegamento del gigante statunitense su questioni che in maniera selettiva collocano al centro interessi domestici, lasciando esorbitanti spazi di vuoto sul piano internazionale, il consolidamento del peso della Cina nella geopolitica, e l’allontamento progressivo dell’Europa dai luoghi del potere, pongono alcuni interrogativi rispetto al futuro. Continua a leggere “Stati Uniti e Cina: chi conduce il gioco?”

La scena del concorso di bellezza per bambine del film “Little Miss Sunshine” (commedia drammatica del 2006) rappresenta una critica a questa pratica diffusa negli Stati Uniti, attraverso la quale le bambine vengono vestite e truccate, come se fossero adulte, e così esibite e sfruttate per i fini commerciali di un lucrativo circuito e la soddisfazione di ambizioni frustrate delle loro famiglie. Continua a leggere “Little Miss Sunshine: il coraggio di essere”

Tutti i presidenti americani, dal 2001 a oggi, hanno inseguito il momento adatto per ritirarsi dall’Afghanistan, ossia quell’ineffabile punto di equilibrio fra l’intensità della guerra e la solidità del governo che permettesse un’evacuazione senza il rischio di un’ondata terroristica. Neppure uno è riuscito nell’intento e non per assenza di opportunità. Continua a leggere “Afghanistan: anche le “guerre buone” finiscono male”

Discriminazione nell’era Obama
Il Toro e la Bambina, 7 luglio 2016
Al termine della gestione del primo presidente afro-americano degli Stati Uniti è tempo di bilanci e analisi sia del suo lascito, in un paese che ha visto mutare posizione e ruolo nell’ordine del mondo, sia della carica simbolica e la speranza di cambiamento, accese dalla sua prima elezione, in una società attraversata da laceranti brecce sociali e una feroce crisi economica. Continua a leggere “Evergreen: Discriminazione razziale nell’era Obama”

A quattro anni dall’adozione dell’agenda 2030, un piano di azione a favore delle persone, il pianeta e la prosperità, si è ancora lontani dal raggiungerne gli obiettivi, di carattere integrato e indivisibile, nelle sfere economica, sociale e ambientale, accordati in seno alle Nazioni Unite. Continua a leggere “Il declino della cooperazione per lo sviluppo”

Nel complesso, il Guatemala ha indicatori da quello che una volta si chiamava il terzo mondo, fra i quali, il 45 per cento di malnutrizione cronica nei bambini sotto i cinque anni di età, oltre il 50 per cento di povertà e povertà estrema, e l’esclusione dalla previdenza sociale del 75 per cento della forza lavoro, in quanto impiegata nell’ambito informale. Continua a leggere “Guatemala: un passo avanti, due indietro”

Il 90 per cento del petrolio estratto dai paesi che si affacciano sul golfo Persico – il 20 del totale globale, circola per lo stretto di Hormuz, unica via di accesso al mare aperto per gli otto grandi esportatori arabi alleati degli Stati Uniti. Sia l’Iran sia gli Stati Uniti hanno forti interessi nell’area. Continua a leggere “Braccio di ferro nello stretto di Hormuz”

Un anno straordinario per Autumn Peltier, una ragazza di quattordici anni della nazione autoctona del Canada, Wikwemikong. Autumn vive nel territorio ancestrale Anishinawbe dell’isola Manitoulin in Ontario e dall’età di otto anni si dedica alla difesa dell’acqua. Continua a leggere “Autumn Peltier, la guerriera dell’acqua”

Le alture del Golan sono un altopiano roccioso, a nord-est di Israele, fra i 1.000 e i 1.200 metri di altezza, con una superficie totale di circa 1.800 chilometri quadrati. Delimitate dal monte Hermon a nord, dal fiume Yarmuk a sud, da un suo ramo stagionale e colline degradanti a est, e dal fiume Giordano e dal mare di Galilea a ovest, sono di enorme calibro strategico-militare, in quanto forniscono un ampio dominio visivo su Israele, Siria, Giordania, e Libano. Continua a leggere “Le alture del Golan, una scuola di geopolitica”

Il 23 gennaio il congresso del Venezuela ha pronunciato vacante la massima carica dello stato e proclamato il presidente della camera, Juan Guaidó, presidente della repubblica ad interim. Dopo due mesi di tensione e scontri tra le fazioni, Guaidó è stato destituito e interdetto dai pubblici uffici. Continua a leggere “Blackout Venezuela”
Il 27 marzo del 1973, Sacheen Littlefeather, rappresentante della nazione apache e portavoce del movimento degli indiani americani (Aim per la sigla inglese), si presenta alla cerimonia di consegna degli Oscar, in rappresentanza di Marlon Brando, vincitore del premio per il miglior attore protagonista, in “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Continua a leggere “Wounded Knee”

Nonostante l’annuncio iniziale del ritiro americano dalla Siria sia stato rettificato – specificando che avverrà solo alla completa sconfitta dell’Isis, e con garanzie da parte turca del rispetto degli alleati curdi, la risoluzione spalanca uno scenario, in cui le cause del conflitto rimangono irrisolte, e il pericolo di un’instabilità permanente non è da escludere. Continua a leggere “Possibili scenari del ritiro americano dalla Siria”

Uno. La guerra in Yemen – catastrofe i cui numeri sono stati ben illustrati dai mass media, è un disastro per gli interessi di sauditi e americani. L’errore strategico è stato di tale portata da aver prodotto proprio quei risultati che intendeva scongiurare. Continua a leggere “Yemen, cinque riflessioni e una conclusione preliminare”

Il rapporto del 2018 di Human Rights Watch definisce la Turchia come il primo paese a livello mondiale nella persecuzione di reporter, commentatori e blogger. Continua a leggere “L’affare Khashoggi”

Nel 1982 Samantha Smith era una giovanissima studentessa del Maine. In piena guerra fredda, scrisse all’allora segretario generale del partito comunista sovietico, Jurij Andropov, chiedendogli perché le relazioni con gli Stati Uniti fossero così tese e di evitare un conflitto nucleare. Continua a leggere “Samantha Smith”

Due eminenti attiviste per l’emancipazione femminile, Samar Badawi e Nassima al-Sadah, sono state arrestate in Arabia Saudita quest’estate. Da maggio sono almeno quindici le detenzioni di figure di alto profilo del movimento per i diritti umani, corredate da una aggressiva campagna che le dipinge come spie e agenti sovversivi per la destabilizzazione dello stato. Continua a leggere “Riforme senza diritti: Arabia Saudita 2030”

I cittadini messicani hanno scelto il cinquantottesimo presidente della repubblica con una partecipazione del 63.42 per cento, in ribasso rispetto a tornate previe ed equivalente a due aventi diritto su tre. Continua a leggere “Nazionalpopulismo messicano”

Il ritiro americano dall’accordo multilaterale con la Repubblica Islamica dell’Iran sulla non-proliferazione di armi di distruzione di massa è arrivato forte e chiaro, scoperchiando una serie di interrogativi. Continua a leggere “Fantasmi nucleari dall’Iran alla Corea del Nord”

Negli ultimi dieci anni in Canada, migliaia di bambine, ragazze e donne aborigene sono sparite nel nulla, o sono state travolte da un’ondata di assassinati. La vicenda che ha portato la questione alla ribalta della coscienza nazionale è quella di Tina Fontaine di quindici anni, diventata l’emblema di una lotta contro il silenzio. Continua a leggere “Sparizioni di aborigene in Canada”

Parliamoci chiaro. Le armi chimiche c’entrano poco. Negli ultimi sette anni, sono state impiegate, indiscriminatamente, sia dall’esercito siriano, sia dai suoi antagonisti – una parte di questi sostenuta dagli americani, i quali in più occasioni hanno preferito non intralciare l’Isis pur di mettere i bastoni fra le ruote a Damasco. E nessuno ha fatto nulla che potesse cambiare la situazione, a parte qualche gesto isolato e plateale. Continua a leggere “Chi è il nemico in Siria?”

Attraverso la cortina di fumo sulle dimostrazioni pubbliche delle ultime settimane, proviamo a guardare all’Iran come al laboratorio politico che è sempre stato, con la sua fitta rete di movimenti sociali che hanno lottato senza sosta per modernizzare la nazione e dato vita alla prima rivoluzione costituzionale del medio oriente nel 1906, e dagli anni sessanta e settanta, a quell’islam politico che guadagnerà importanza in seguito alla primavera araba del 2010-11. Continua a leggere “L’Iran fra giochi di palazzo e cambio generazionale”

L’accordo con l’Iran sul nucleare procede, conferma una lettera al congresso del segretario di stato americano Rex Tillerson di aprile. Le pressioni di Russia, Cina ed Europa, e l’innegabile adempienza agli obblighi assunti, hanno disinnescato le minacce di Trump di farlo saltare, ma non l’intenzione di diminuire l’influenza del paese. Il summit di Riyadh di maggio ha rinsaldato la coalizione contro il terrorismo degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita, suo partner privilegiato dal 1945, che in verità ha l’Iran nel mirino. Continua a leggere “Medio Oriente, il ruolo di Arabia Saudita, Iran e Stati Uniti”

Il blocco delle concessioni minerarie di uranio su più di 400 mila ettari di terra demaniale che circonda il Grand Canyon, richiesta dai nativi americani e accolta da Obama nel 2012, è oggi messa in discussione da politici dell’Arizona che vorrebbero che il presidente Trump la revocasse per far crescere l’economia locale. Continua a leggere “Il Grand Canyon è la nostra casa”

Al termine della gestione del primo presidente afro-americano degli Stati Uniti è tempo di bilanci e analisi sia del suo lascito, in un paese che ha visto mutare posizione e ruolo nell’ordine del mondo, sia della carica simbolica e la speranza di cambiamento, accese dalla sua prima elezione, in una società attraversata da laceranti brecce sociali e una feroce crisi economica. Continua a leggere “Discriminazione razziale nell’era Obama”

Dopo quattro lunghi e tormentati mesi di corsa per la nomina a candidata presidenziale per il Partito Democratico, e a cinque settimane dalla Convention Democratica, è opportuno riflettere sulle ragioni per cui Hillary Clinton non sia riuscita ad affermarsi sin dalle prime battute come un’opzione convincente e trascinare l’elettorato progressista, lasciando invece all’outsider Bernie Sanders il primato della speranza e il sogno americano – cavallo di battaglia della campagna di Obama, e la reale possibilità di mettere a rischio un lungo e calcolato progetto politico. Continua a leggere “Elezioni presidenziali USA 2016. Chi sono i nemici di Hillary Clinton?”
Orgogliosamente fornito da WordPress | Tema: Baskerville 2 di Anders Noren.