Wardi, una bambina palestinese di undici anni, vive con tutta la famiglia, in Libano, nel campo profughi dove è nata. Il bisnonno Sidi è stato uno dei primi a stabilirvisi, dopo essere stato cacciato dalla sua casa in Palestina, dall’esercito israeliano, nel 1948. Continua a leggere “The tower: il film di Natale”
Gaza stripped

La grafica, realizzata a maggio del presente anno, da Visualizing Palestine, in collaborazione con l’Al-Mezan Center for Human Rights, mostra l’ininterrotta frammentazione, e conseguente controllo militare, a cui sono state soggette le terre palestinesi. Continua a leggere “Gaza stripped”
Sovranità alimentare negata in Palestina

Le politiche israeliane di apartheid negano la sovranità alimentare a Gaza e in Cisgiordania. Continua a leggere “Sovranità alimentare negata in Palestina”
Vita nello stato unico di Israele

La diplomazia e i media hanno diffuso il mito secondo cui la Palestina è quasi uno Stato, come se l’unica cosa mancante fosse il riconoscimento della sua sovranità come Stato indipendente accanto a Israele. La realtà è molto diversa, in quanto Israele esercita di fatto la sovranità sui territori palestinesi, controllando tutti gli aspetti sociali ed economici. Continua a leggere “Vita nello stato unico di Israele”
Il Gruppo de L’Aia

Le decisioni che avrebbe dovuto assumere l’Unione Europea (Ue) le ha prese un’alleanza di circa trenta paesi, istituita il 31 gennaio 2025, per mobilitarsi contro l’impunità dei crimini di Israele e lanciare una strategia globale per arrestare il genocidio a Gaza. Continua a leggere “Il Gruppo de L’Aia”
Crimine di apartheid in Palestina

Mentre Israele resta impune, per il crimine di apartheid, il Sudafrica fu oggetto di sanzioni economiche, inclusi embargo su vasta scala e il ritiro degli investimenti, imposte dalle Nazioni Unite e da singoli paesi, e di un generale isolamento a livello politico e culturale. Queste azioni, unite alle proteste interne, ebbero un ruolo cruciale nel determinare la crisi economica sudafricana, e contribuire alla fine del regime di segregazione razziale nel 1994. Continua a leggere “Crimine di apartheid in Palestina”
Nati diseguali

“Nati diseguali” è un progetto di Visualizing Palestine, realizzato in collaborazione con Human Rights Watch, per diffondere il contenuto del rapporto “A threshold crossed: Israeli authorities and the crimes of apartheid and persecution”. Continua a leggere “Nati diseguali”
Lettera al New York Times di Albert Einstein e Hannah Arendt
Il testo fu pubblicato dal New Tork Times il 2 dicembre 1948. Si tratta di una denuncia di grande attualità che non ha bisogno di commenti.
Tra i firmatari, tutte personalità del mondo ebraico (scienziati, filosofi, medici, rabbini, accademici, attivisti), che vivevano negli Stati Uniti, si trovano: Albert Einstein, pilastro della fisica moderna, e Hannah Arendt, storica, filosofa e politologa, fra i più influenti pensatori e teorici politici del XX secolo.

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Il corpo delle donne nel conflitto israelo-palestinese

Tami Rafidi, un’attivista politica e per i diritti umani, formata alla Birzeit University, ha pubblicato un interessante articolo sul blog della fondazione Friedrich Ebert Stiftung, dove riflette sull’uso del corpo delle donne nel conflitto israelo-palestinese. Continua a leggere “Il corpo delle donne nel conflitto israelo-palestinese”
L’impasse catalano

L’unica concessione del Partito socialista dei lavoratori di Pedro Sánchez ai separatisti è stata quella del trasferimento dei funzionari imputati di disobbedienza e prevaricazione in stabilimenti carcerari della Catalogna. Del resto, il raggruppamento di questi partiti nelle ultime elezioni regionali ha ottenuto il 47 per cento delle preferenze e la vittoria è andata a Ciudadanos, forte oppositore della secessione. Continua a leggere “L’impasse catalano”
La Brexit e la questione irlandese

Katharine Tynan – scrittrice attiva nei circoli letterari dublinesi della seconda metà del diciannovesimo secolo e amica di Yeats, diceva che il grande problema della questione irlandese era il fatto che fosse sempre stata in realtà una questione inglese. Niente di più accertato nel confuso mondo della Brexit. Continua a leggere “La Brexit e la questione irlandese”
L’affare Khashoggi

Il rapporto del 2018 di Human Rights Watch definisce la Turchia come il primo paese a livello mondiale nella persecuzione di reporter, commentatori e blogger. Continua a leggere “L’affare Khashoggi”
Riforme senza diritti: Arabia Saudita 2030

Due eminenti attiviste per l’emancipazione femminile, Samar Badawi e Nassima al-Sadah, sono state arrestate in Arabia Saudita quest’estate. Da maggio sono almeno quindici le detenzioni di figure di alto profilo del movimento per i diritti umani, corredate da una aggressiva campagna che le dipinge come spie e agenti sovversivi per la destabilizzazione dello stato. Continua a leggere “Riforme senza diritti: Arabia Saudita 2030”
Fantasmi nucleari dall’Iran alla Corea del Nord

Il ritiro americano dall’accordo multilaterale con la Repubblica Islamica dell’Iran sulla non-proliferazione di armi di distruzione di massa è arrivato forte e chiaro, scoperchiando una serie di interrogativi. Continua a leggere “Fantasmi nucleari dall’Iran alla Corea del Nord”
Chi è il nemico in Siria?

Parliamoci chiaro. Le armi chimiche c’entrano poco. Negli ultimi sette anni, sono state impiegate, indiscriminatamente, sia dall’esercito siriano, sia dai suoi antagonisti – una parte di questi sostenuta dagli americani, i quali in più occasioni hanno preferito non intralciare l’Isis pur di mettere i bastoni fra le ruote a Damasco. E nessuno ha fatto nulla che potesse cambiare la situazione, a parte qualche gesto isolato e plateale. Continua a leggere “Chi è il nemico in Siria?”
Cosa ha da spartire la geopolitica con le bambine?

Lo stupro come arma di distruzione è tanto antico quanto la guerra, anche se il Consiglio di Sicurezza lo ha ufficialmente riconosciuto in quanto tale solo nel 2008. Viene impiegato, in maniera deliberata e strutturata, per umiliare, terrorizzare e controllare la popolazione; in operazioni di rimozione forzata di civili da zone strategiche; o ancora in campagne di pulizia etnica, senza dover incorrere nei rischi del combattimento. A differenza di altre forme di violenza, spesso non è documentato, o rimane schiacciato dal peso della perdita di vite umane, e non trova posto nei libri di storia. Continua a leggere “Cosa ha da spartire la geopolitica con le bambine?”
La matematica dell’immigrazione

Leonid Bershidsky, sull’agenzia Bloomberg, calcola che l’Europa avrebbe bisogno di altri 42 milioni di cittadini entro il 2020 e di oltre 250 milioni entro il 2060. L’età media sale nel continente, la popolazione invecchia, e giovani occupati sono indispensabili per reggere il crescente costo sociale delle pensioni. Secondo un rapporto dell’Ue, quattro persone lavorano per ciascun pensionato. Nel 2050, saranno soltanto due. I nuovi europei da trovare entro cinque anni servirebbero a mantenere la bilancia dei conti. Continua a leggere “La matematica dell’immigrazione”
A braccetto con il tiranno

Il Consiglio Europeo, riunito a Bruxelles la scorsa settimana, ha discusso l’attuazione delle misure per arginare i flussi migratori lungo le rotte del Mediterraneo centrale e orientale, e gli strumenti creati per affrontarne le cause, compreso il riordino del sistema di asilo. Intenti che non hanno ancora scaturito grandi risultati, malgrado l’emergenza in corso, accreditando l’intollerabile torpore e la deficienza di strutture e processi, che vanno prontamente riformati per rispondere ai principi di responsabilità e solidarietà, nonché a quelli di efficienza istituzionale e politica. Continua a leggere “A braccetto con il tiranno”
Sono tutti figli nostri

“Il massacro dei figli nostri” titola un quotidiano italiano riferendosi alla tragedia di Manchester – “La strage delle ragazze” in altri giornali. Un attacco vile da parte di chi ha per nemico il mondo e la vita. Di figli però ne abbiamo molti più e hanno nomi che spesso non sappiamo pronunciare.
Più dei tre quarti degli attentati di Boko Haram negli ultimi due anni in Nigeria, Cameroon, Chad e Niger, hanno utilizzato bambine e ragazze come bombe umane. Non sanno cosa gli viene legato addosso, sono traumatizzate, sedate, ubbidiscono a quanto ordinato dai loro aguzzini. Si avvicinano a un villaggio, bussano a una porta, chiedono dell’acqua. Il detonatore viene attivato da un cellulare a chilometri di distanza.
Settemila donne e bambine yazidi sono state ridotte in schiavitù sessuale dall’Isis in Iraq. Testimoni oculari in Siria hanno riportato informazioni di vendite all’asta di minori, mutilazioni, stupri, decapitazioni, bambini impiccati, crocifissi, bruciati vivi o lasciati morire di fame e sete. L’Isis ha combattenti dai 5 ai 13 anni, orfani di stragi, che vengono indottrinati e costretti ad attuare esecuzioni, anche di ragazzi della loro stessa età.
Che il terrorismo fondamentalista non risparmi i bambini, non è notizia di oggi.