Almanacco: Salvador Allende giura come presidente del Cile

 

3 novembre 1970

Fondatore del partito socialista del Cile, Salvador Allende fu il primo dirigente marxista ad arrivare alla presidenza attraverso le urne in America Latina. Deputato e senatore per cinque legislature, venne eletto con il 36 per cento delle preferenze. Rimase in carica fino al giorno della sua morte, l’11 settembre del 1973, quando le forze armate e i carabineros attaccarono il Palacio de la Moneda, sede del governo, realizzando un colpo di stato, nel corso del quale perse la vita.

Durante la sua amministrazione, prese forma la cosiddetta via cilena al socialismo. Venne nazionalizzato il settore estrattivo minerario e furono promosse politiche di redistribuzione della ricchezza, nel paradigma della proprietà sociale dell’economia. La riforma agraria permise un avanzamento rapido dell’esproprio dei latifondi. Rinstaurò il dialogo bilaterale con Cuba e diede inizio a relazioni con Cina, Corea del Nord, Vietnam e Germania dell’Est.

Verso la metà del 1972, il Cile entrò in una profonda crisi economica che degenerò in una forte inflazione. Nel mese di ottobre, gli imprenditori, con l’appoggio della classe media, convocarono uno sciopero generale che terminò per causare una crisi politica. Tuttavia, l’opposizione non ottenne i due terzi dei voti necessari per destituire il presidente con mezzi legittimi. Fu il golpe militare a mettere fine al governo democratico di Allende.

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