Spazi strategici: il canale di Suez

Il canale di Suez, situato in Egitto, a ovest della penisola del Sinai, tra Porto Said sul mar Mediterraneo e Suez sul mar Rosso, taglia l’omonimo istmo di Suez, e permette la navigazione diretta dal Mediterraneo all’oceano Indiano, senza la necessità di circumnavigare l’Africa sull’oceano Atlantico, lungo la rotta del capo di Buona Speranza. La costruzione di questo passaggio artificiale, conclusa nel 1869, riportò il Mediterraneo a un ruolo strategico dopo che l’avvento degli scambi tra le due sponde dell’Atlantico, e lo sviluppo dei porti del nord Europa, ne aveva affievolito la rilevanza.

Erodoto narra che i primi scavi furono intrapresi, intorno al 600 a.C., dal faraone Nekao. Il canale venne terminato dal re persiano Dario I, il quale aveva conquistato l’Egitto. Restaurato, nel 250 a.C., dal faraone ellenistico Tolomeo II, era ormai insabbiato nel 30 a.C., quando Cleopatra tentò di far passare ciò che restava della sua flotta navale, dopo la sconfitta di Anzio. Rimase inutilizzabile durante l’epoca imperiale e, nel corso dei successivi mille anni, fu più volte modificato, distrutto e ripristinato, sino all’abbandono definitivo nell’VIII secolo, sotto il califfo abbaside al-Mansur.

In era moderna, il progetto venne redatto da Luigi Negrelli, un ingegnere del Trentino, allora parte dell’Impero d’Austria. Nel 1854, il diplomatico francese Ferdinand de Lesseps, ottenne una concessione, da Sa’id Pascià, Chedivè d’Egitto, per costituire una società incaricata di costruire un canale aperto a navi di ogni nazione, e gestirlo, affittando la terra per 99 anni. L’opera durò 10 anni e costò il doppio delle stime iniziali. Consisteva di due tratte, a nord e a sud del Grande Lago Amaro, ed era di proprietà egiziana al 44 per cento, e della Francia, attraverso più di 20 mila azionisti.

Nel 1952,  ufficiali dell’esercito egiziano, al comando del generale Muhammad Nagib e del colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, rovesciarono la monarchia del re Faruq I d’Egitto. Nel 1956, il presidente Nasser, annunciò la nazionalizzazione del canale di Suez, in cui le banche britanniche detenevano la quota del 44 per cento. Israele occupò il Sinai; Francia e Regno Unito dispiegarono le portaerei; e le tre potenze sferrarono un bombardamento serrato sull’Egitto. Nasser affondò tutte le 40 navi presenti nel canale e lo chiuse fino all’inizio del 1957. Gli inglesi, con il primo assalto elitrasportato della storia, occuparono allora il canale con paracadusti e fanteria di marina. La crisi si concluse con l’intervento di Russia e Stati Uniti che obbligò britannici, francesi e israeliani al ritiro definitivo.

Dopo il suo ampliamento e raddoppio nel 2015, costato 8 miliardi di dollari, e la riduzione dei tempi di sosta, e percorrenza da 18 a 11 ore. Il nuovo progetto ha aggiunto una seconda corsia di navigazione di 35 chilometri di lunghezza ai 164 esistenti, consentendo l’attraversamento separato dei battelli in direzioni opposte. Comprende anche una maggiore profondità di 37 chilometri di sezione. Si è passati da 49 a 97 movimenti giornalieri e Suez è tornata ad assumere una posizione di primo piano. Nel 2018, è transitato il 9 per cento del traffico mondiale, con una crescita del 3.6 del numero di imbarcazioni rispetto all’anno precedente e dell’8.2 per cento del volume di cargo, incluso il mix energetico di greggio e gas liquido essenziale al consumo europeo. Questa tendenza è stata confermata nel 2019, con un aumento rispettivo del 5.2 e del 7.4 in comparazione con lo stesso periodo dell’anno anteriore.

A oltre 150 anni dalla sua inaugurazione, il canale di Suez rimane una delle arterie fondamentali della globalizzazione. Acquisce, inoltre, una rinnovata centralità nella proiezione geopolitica delle super potenze.

Il disegno della Via della Seta trova nel canale una tappa obbligata della rotta da Pechino all’Europa e viceversa. Tra il 2014 e il 2019, la Cina ha investito in Egitto in maniera ingente, destinando 16.36 miliardi di dollari, il secondo valore più alto nel Mediterraneo dopo l’Italia. Nel 2013, la cinese Teda Corporation ha ottenuto un contratto di sviluppo della zona economica esclusiva del canale di Suez per un periodo di 45 anni. La cinese Cosco detiene il 20 per cento del Suez Canal Container Terminal, partecipando a operazioni di espansione e potenziamento, in particolare nel settore del transhipment. Con l’accordo siglato nel 2019, per la realizzazione ad Abu Qir di un terminal che potrà gestire un milione di container, il paese è divenuto un hub logistico privilegiato. I legami in termini di investimenti si sono tradotti in un costante incremento dei flussi commerciali.

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