Grandi momenti della storia: la conferenza di Teheran

Nome in codice Eureka, la conferenza di Teheran si svolse dal 28 novembre al 1 dicembre del 1943, due anni dopo l’invasione anglo-sovietica dell’Iran. In questo incontro di strategia, vennero decisi scopo e tempistica delle azioni contro il nazismo, inclusi i piani per l’invasione alleata della Francia, operazione Overlord, ricordata come D-Day e lanciata nel 1944, e la divisione della Germania, mantenuta durante la guerra fredda. Vi assistettero Franklin D. Roosevelt, presidente degli Stati Uniti d’America, Winston Churchill, primo ministro del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e Iosif Stalin, segretario generale del partito comunista dell’Unione Sovietica. La Associated Press la definì la più grande concentrazione di potere mai realizzata. Fu la prima conferenza di guerra fra le tre potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale in cui partecipò Stalin.

I tre leader – passati alla storia con la denominazione di Big three – arrivarono con obiettivi diversi, ma giunsero al grande risultato comune di aprire un secondo fronte contro Adolf Hitler, per alleviare la pressione tedesca sull’Armata Rossa, che Stalin veniva negoziando dal 1941, e che l’Unione Sovietica avrebbe accompagnato con un’offensiva concorrente sul fronte orientale della Germania, per distoglierne le forze dal nord della Francia. Churchill rimase contrario a questa possibilità sino al termine della conferenza e l’annuncio fu dato solo nel pranzo ufficiale del 30 novembre.

Vennero discussi gli interventi in Yugoslavia e Giappone, l’assetto della Germania post-Hitler, e possibili aiuti economici a Iran e Turchia, per il loro appoggio contro i nazisti. In un protocollo separato degli atti ufficiali, venne riconosciuta l’indipendenza, la sovranità e l’integrità dell’Iran. Vennero altresì gettate le basi per l’adesione della Turchia nell’alleanza atlantica (la Turchia venne armata per questo fine e, nel 1945, dichiarò guerra a Germania e Giappone).

La conferenza non fu semplice da portare a conclusione. Nonostante gli accordi di mutuo soccorso fra il Regno Unito e l’Unione Sovietica, firmati nel luglio del ’41, a un mese dallo scoppio della guerra tedesco-sovietica, e incontri fra delegazioni delle tre nazioni all’entrata in campo degli Stati Uniti nel dicembre dello stesso anno, la complessità della ripartizione delle risorse tra Europa e Asia aveva dato luogo a sospetti reciproci e, in particolar modo, fra gli alleati occidentali e l’Unione Sovietica. Inoltre, né gli Stati Uniti né il Regno Unito erano pronti a lasciare a Stalin mano libera in Europa dell’est. D’altra parte, esistevano frizioni all’interno degli anglo-americani, con Londra che contava sugli Sati Uniti per credito bancario, e altro sostegno materiale, e Washington che non vedeva di buon occhio l’eventualità di sostenere finanziariamente l’impero britannico. 

L’importanza di mantenere colloqui diretti fu posta a repentaglio sia dalla disabilità fisica di Roosevelt e il peggioramento del suo stato di salute, sia dalla riluttanza di Stalin a lasciare Mosca e correre il rischio di attentati con lunghi spostamenti o viaggi aerei. Solo nell’ultimo trimestre del ’43, vennero confermate data e luogo, fra opzioni che contemplarono Il Cairo in Egitto, e Baghdad o Bassora in Iraq. La riunione iniziale avvenne fra Roosevelt e Stalin, il primo ad arrivare. Churchill sopraggiunse mezz’ora dopo.

Sulla conferenza di Teheran si allungò l’ombra di un complotto per assassinare i Big Three. Verso la mezzanotte del giorno dell’arrivo del presidente americano, il capo della sicurezza di Roosevelt, W. Averell Harriman, venne notificato che, secondo rapporti sovietici, erano stati paracadutati agenti tedeschi. Stalin e Churchill avevano invitato Roosevelt a soggiornare presso le rispettive ambasciate, ma questi aveva scelto di restare presso la propria delegazione per mantenere la neutralità. Vyacheslov Molotov, braccio destro di Stalin, informò che alcuni sicari erano stati catturati, ma riferì che la rete era amplia ed espresse preoccupazione per la vita di Roosevelt, consigliando che questi venisse accolto nel compound inglese o sovietico. 

Churchill e Stalin, le cui ambasciate erano adiacenti, dovevano attraversare la città per raggiungere la sede delle riunioni nella delegazione statunitense, e Washington sarebbe stata ritenuta responsabile se uno dei due fosse stato ucciso durante il percorso. Venne deciso di trasferire il presidente nell’ambasciata sovietica per evitare la percezione di voler mettere Churchill e Stalin in pericolo e costruire un rapporto di fiducia con Stalin che Roosevelt, a differenza di Churchill, non aveva mai incontrato. Stalin restò al riparo di mura sorvegliate da centinaia di uomini armati ed ebbe maggiore accesso a Roosevelt.

Dopo che i lavori si conclusero, Molotov, in una conversazione con Harriman, confermò la presenza di agenti tedeschi a Teheran, ma disse di non aver avuto la certezza di un complotto e che comunque, nel dubbio, il presidente Roosevelt era stato più al sicuro sotto l’ala di Mosca. Otto Skorzeny, presunto capo dell’operativo, affermò in seguito che Hitler aveva respinto un’idea simile come impraticabile.

Stalin dominò la conferenza di Teheran, usando il prestigio della vittoria nella battaglia di Kursk per spianare la strada. Dovette fare concessioni, ma contenne Churchill e portò dalla sua parte Roosevelt.

Sebbene il Regno Unito fece pressioni per la revisione del confine orientale fra l’Unione Sovietica e la Polonia – il governo in esilio risiedeva a Londra -, Stalin ottenne che si mantenesse proprio la proposta inglese della linea “A”, suggerita nel 1920 da Lord Curzon di Kedleston a nome della Triplice Intesa. La perdita di territorio polacco fu posteriormente compensata con l’ampliamento del confine polacco sul lato tedesco Oder-Neisse. La linea di Curzon era sempre stata osteggiata da Mosca, in quanto disegnata per rafforzare il blocco antibolscevico, ma nel contesto della seconda guerra mondiale, questa era divenuta  l’opzione più vantaggiosa per il Cremlino, e Stalin la ritorse contro Churchill.

Gli Stati Uniti, che con anteriorità si erano schierati per la Linea “B”, favorevole alla Polonia, chiesero di essere esonerati dal dibattito per gli effetti sugli elettori polacchi americani nelle imminenti presidenziali del ’44, che furono vinte per la quarta volta da Roosevelt. Questi favorì  il reinserimento delle repubbliche di Lituania, Lettonia ed Estonia, nell’area dell’Unione Sovietica. Venne posta la condizione di un plebiscito previo, ma Stalin non acconsentì ad alcun controllo esterno e stabilì che ogni controversia dovesse essere sciolta in conformità con i termini della costituzione sovietica.

La conferenza di Teheran anticipò la formazione della Nazioni Unite. Il presidente Roosevelt introdusse Stalin all’idea di un’organizzazione che comprendesse tutti gli stati nazionali, e rappresentasse, allo stesso tempo, un luogo per la risoluzione di problemi comuni, e un deterrente per aggressioni internazionali. Dopo che la Germania aveva spinto il mondo nel caos per la seconda volta in una generazione, i tre leader mondiali convennero che qualcosa dovesse essere fatto per evitare il ripetersi di simili drammatici eventi.

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