Capire la geopolitica: Esempi contemporanei: La diplomazia discreta sudafricana verso lo Zimbabwe

Nel contesto della corsa presidenziale del 2008, lo Zimbabwe cadde in una cruenta crisi. Il presidente Robert Mugabe, con la coalizione di maggioranza, Unione nazionale africana dello Zimbabwe – Fronte patriottico (Zanu Pf per la sigla in inglese), condusse una campagna repressiva contro il partito di opposizione e i suoi affiliati. La violenza di stato si manifestò con speciale efferatezza in seguito alla sconfitta di Mugabe e lo Zanu Pf nella prima tornata. La risposta regionale dei paesi africani fu minima e considerata inadeguata da molti governi e organizzazioni non governative nel mondo.
In particolare, il Sudafrica, principale confinante, e una delle maggiori economie del continente, ebbe un comportamento inatteso per la comunità internazionale. Le amministrazioni di Thabo Mbeki (1999-2008), Kgalema Motlanthe (2008-2009), e Jacob Zuma (2009-2018), non fecero mai critiche dirette nei confronti dei loro omologhi , al contrario di paesi occidentali. Motlanthe, allora segretario del Congresso nazionale africano (Anc per la sigla in inglese), protagonista della lotta all’apartheid e principale attore politico dal 1994, dichiarò che la situazione si era generata da una genuina preoccupazione per le popolazioni in condizioni di povertà estrema.
Mbeki, secondo presidente nero del Sudafrica dopo Nelson Mandela, si appellò alla Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc per la sigla in inglese), fra i cui obiettivi si annovera il rafforzamento di valori, sistemi e istituzioni comuni, affinché si evitasse che lo Zimbabwe precipitasse nel caos, quando venne opposto il rifiuto ad ammettere una missione di osservazione elettorale. A parte questa azione pubblica, il Sudafrica per lo più cercò di mediare a porte chiuse, applicando la massima pressione discreta sullo Zimbabwe.
Tra i fattori che spiegano questo approccio, si può annoverare l’apprezzamento che il Sudafrica nutriva per la rapida riforma agraria dello Zimbabwe, considerata un modello dai rappresentanti di sinistra dell’Anc, e dal nascente movimento Combattenti per la libertà economica, fondato da Julius Malema, già presidente della lega giovanile dell’Anc. Il paese voleva, inoltre, tenersi lontano dalle critiche di soggezione ai poteri occidentali, rivolte a Mandela, da governi africani, per la sua esplicita posizione contro le violazioni dei diritti umani in Nigeria, nel 1995. Tuttavia, la scelta di una diplomazia discreta trova anche radici nella situazione di prossimità fisica.
Nel 2010, esperti sudafricani stimavano che erano immigrati, per vie legali e illegali, circa quattro milioni di persone dallo Zimbabwe, su una popolazione di diciassette milioni. Episodi di xenofobia e attacchi nei confronti di stranieri, accusati di sottrarre risorse e posti di lavoro ai residenti nazionali, erano in costante aumento. Funzionari dell’Unione sindacale sudafricana, parte dell’Anc e del governo, aveva richiesto in maniera formale la protezione della forza lavoro locale contro la competizione dei lavoratori stranieri irregolari. Meno stabile lo Zimbabwe sarebbe diventato, più grande sarebbe stato il volume del flusso migratorio e il conseguente malcontento dell’elettorato.
In aggiunta, la rete di trasporti regionali, su strada e ferrovia, alla base dell’espansione economica di compagnie sudafricane nella Sadc, dipende dallo Zimbabwe, essendo il paese di maggiore transito in questa regione. Persino il piano di innalzamento del livello di interconnessione delle reti elettriche regionali, per sopperire alla carenza di elettricità in Sudafrica, è vincolato allo Zimbabwe, poiché tutte le principali linee di trasmissione transregionali esistenti attraversano il suo territorio nazionale. Tutto ciò sarebbe messo a repentaglio, se il Sudafrica avesse adottato una prospettiva diversa.
Gli stati occidentali, situati in altre aree geografiche, potevano esercitare il loro diritto di critica e condanna dello Zimbanwe di Mugabe, senza alcuna ripercussione. Dal canto suo, il Sudafrica era esposto a contraccolpi, immediati e diretti, con implicazioni significative, per la solidità della propria tenuta sociale, e lo sviluppo economico, inclusi investimenti di rilievo nelle infrastrutture viarie ed energetiche.
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