Gaza stripped

La grafica, realizzata a maggio del presente anno, da Visualizing Palestine, in collaborazione con l’Al-Mezan Center for Human Rights, mostra l’ininterrotta frammentazione, e conseguente controllo militare, a cui sono state soggette le terre palestinesi. Il titolo gioca con il nome in lingua inglese della Striscia di Gaza, “Gaza Strip”, e il verbo “to strip”, che nello stesso idioma, a seconda dei contesti, significa “spogliare” e “derubare”. L’articolo vuole ricordare che l’occupazione israeliana è plasmata dall’eredità di spoliazione del colonialismo britannico e quasi un secolo di espansionismo predatorio di stampo sionista.

Per migliaia di anni, la posizione di Gaza, su rotte commerciali terrestri e marittime, l’aveva resa un prospero centro cosmopolita di scambi economici e culturali. All’inizio del XX secolo, era parte del distretto ottomano di Gerusalemme, connessa per rete ferroviaria alle città del Mediterraneo orientale, essendo il maggiore esportatore di cereali in Europa.

All’indomani della prima guerra mondiale, l’impero britannico creò il Distretto di Gaza, che si estendeva dal lato meridionale di Bir Saba’, ed era già stato ridotto a poco più della metà del territorio storico della Palestina. Con questa decisione, ebbero inizio le restrizioni delle relazioni economiche e famigliari, al di là della demarcazione arbitraria.

Quando le milizie sioniste, nel 1948,  misero in atto violente operazioni di pulizia etnica, oltre 200 mila palestinesi sfollati da aree e villaggi, inclusa Gerusalemme, dove avevano vissuto per generazioni, vennero ammassati in quella che, al tempo, assunse la denominazione di Striscia di Gaza, e rappresentava solo l’1 per cento della superficie della Palestina storica. Queste terre, svuotate in maniera progressiva dei loro legittimi abitanti, dal 1967, vennero occupate illegalmente e militarmente da Israele, e colonizzate da famiglie e comunità, procedenti da diversi paesi del mondo e confluite nell’istituzione dello stato di Israele. Vennero, poi, imposte severe forme di segregazione sociale ed economica, per arrivare alla paralisi del cosiddetto “Blocco della Striscia di Gaza”.

Dal 2023, Israele ha ordinato la rimozione della popolazione di Gaza dalla Striscia, affermando la propria volontà di annetterla con la forza. A questo scopo, sono state sfollate 1 milione e 900 mila persone, concentrate in piccoli campi profughi, schiacciati lungo la costa, nei quali si tenta di sopravvivere senza acqua, sufficiente cibo, elettricità, servizi igienici, fonti adeguate di riscaldamento invernale, e assistenza sanitaria. I campi sono stati oggetto di ripetuti bombardamenti da parte dell’esercito occupante.

Lo scorso settembre, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est, e Israele, ha presentato alla 60ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, le proprie conclusioni. Secondo la Commissione, le autorità e le forze israeliane hanno commesso, e stanno continuando a commettere, genocidio.

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