Sovranità alimentare negata in Palestina

Le politiche israeliane di apartheid negano la sovranità alimentare a Gaza e in Cisgiordania. Durante la Nakba del 1948 (“catastrofe“ in arabo, termine utilizzato per riferirsi alla persecuzione e sottrazione di territorio), i rifugiati palestinesi persero circa 4,6 milioni di dunumunità di misura ottomana, ancora in uso, equivalente a mille metri quadrati – di terreni agricoli, dei quali lo stato israeliano si appropriò per insediamenti riservati agli ebrei. La Nakba in corso continua a causare grave ingiustizia, e danni per la sussistenza di contadini, pescatori e pastori, in tutta la Palestina storica.

A causa del blocco in atto dal 2007, a Gaza il 35 per cento dei terreni è inaccessibile a causa delle misure militari dell’occupazione israeliana. In Cisgiordania, il 63 per cento è sotto il completo controllo israeliano. Le comunità rurali palestinesi di quest’area sono tra le più vulnerabili alle pratiche illecite e violente di sfollamento forzato da parte di Israele. Il muro costruito da Israele taglia fuori più del 10 per cento della Cisgiordania, costringendo migliaia di agricoltori palestinesi a presentare continue petizioni alle autorità israeliane per ottenere permessi per accedere e coltivare le proprie terre oltre la recinzione illegale.

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