Spazi strategici: i chockepoint

I chokepoint sono stretti o canali artificiali di rilevanza geopolitica, per essere punti di passaggio, tattici e obbligati, per merci e risorse energetiche, lungo le principali rotte internazionali.

I più importanti sono il canale di Suez che unisce il mar Mediterraneo al mar Rosso, il canale di Panama che collega l’oceano Atlantico al Pacifico, lo stretto di Malacca nell’oceano Indiano, e lo stretto di Hormuz in Medio Oriente. Altri fondamentali sono i tre stretti danesi che mettono in comunicazione il mar Baltico al mare del Nord, e lo stretto Bab el-Mandeb che permette l’accesso alle navi che arrivano al canale di Suez per la costa orientale dell’Africa.

Le ultime stime indicano che il 90 per cento dei flussi transita per almeno un chokepoint, tra cui il 61 per cento di quelli petrolieri. Negli ultimi vent’anni, la percentuale di grano e fertilizzanti, commercializzati a livello mondiale, che attraversa almeno un chokepoint, è salita dal 43 al 54 per cento. Una quota significativa, il 10 per cento nel 2019, dipende dalla navigazione attraverso uno o più, come unica via di approvvigionamento disponibile.

Tuttavia, i chokepoint sono tanto strategici quanto vulnerabili, essendo ubicati in zone caratterizzate da instabilità politica e minacce terroristiche. Nel corso della storia, passata e recente, sono stati sottoposti al controllo di superpotenze o tentativi di blocco da parte di taluni paesi in difesa di interessi di parte. In questi snodi si verificano anche pericolosi e ripetuti incidenti relazionati con pirateria e dirottamenti, che costituiscono un rischio operativo di enorme portata per le compagnie marittime.

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