Sparizioni di indigeni in Canada

Negli ultimi dieci anni in Canada, migliaia di bambine, ragazze e donne aborigene sono sparite nel nulla, o sono state travolte da un’ondata di assassinati.  La vicenda che ha portato la questione alla ribalta della coscienza nazionale è quella di Tina Fontaine di quindici anni, diventata l’emblema di una lotta contro il silenzio.  Il padre di Tina era stato picchiato a morte nel 2011, e la bambina, prima affidata a un’anziana zia nella riserva di Sagkeeng, era poi stata presa in carico dai servizi sociali.  Alle 15:00 dell’8 agosto del 2014, la polizia la trova in un camion con un conducente ubriaco e con precedenti penali, ma nonostante la sua scomparsa sia già stata denunciata, non la prendono in custodia.  Alle 16:00 dello stesso giorno viene trovata svenuta in un vicolo. Dimessa dall’ospedale, se ne perdono di nuovo le tracce il 9 agosto.  Il cadavere viene rinvenuto il 17 dello stesso mese nel Red River, avvolto in una plastica e un lenzuolo.  L’uomo accusato del suo omicidio è stato sollevato da ogni accusa all’inizio di quest’anno, in quanto non è mai stato presentato dalla polizia alcun referto forense, lasciando indeterminata la causa del decesso.

Per le famiglie delle vittime, questo delitto, come tutta la strage in corso, sono stati ignorati dalle autorità, in quanto intrinseci a una narrativa coloniale che ancora pervade la cultura e la società; e i casi non verrebbero risolti per la sostanziale indifferenza della polizia che ha inoltre generato nel tempo un clima di impunità.  Alcune comunità hanno reagito all’inattività delle forze dell’ordine, e a un sentimento comune di isolamento e abbandono, costituendo gruppi di volontari che organizzano ricerche sul territorio.  Questi sono operativi in particolare a Winnipeg, capitale del Manitoba, terra di trentuno comunità originarie, e di Tina Fontaine, dove si registra la percentuale maggiore di crimini.  Secondo statistiche ufficiali, rese pubbliche da organizzazioni della società civile, le donne indigene sono sproporzionatamente più esposte a forme di violenza, inclusa la morte violenta, rispetto alle altre canadesi.  Solo nel 2015, in riconoscimento delle dimensioni della crisi, il primo ministro, Justin Trudeau, ha istituito un’indagine governativa e un progetto, finanziato con 50 milioni di dollari, per indagarne le cause sistemiche.

Gli indigeni del Canada sono un milione e 400 mila, corrispondenti al 4.3 per cento della popolazione totale, ripartiti in cinquanta nazioni e relative lingue.  Sono il gruppo più giovane del paese, con un’età media di 28 anni, in comparazione ai 41 del resto.  Il gap sociale ed economico esistente è determinato da una combinazione di fattori, fra cui la salute, l’educazione, l’impiego, il reddito, che continuano a rappresentare grandi sfide per la politica.  Soprattutto l’integrazione forzata, l’esproprio storico delle tradizioni, la perdita dei riferimenti culturali e spirituali, il pregiudizio e la discriminazione, hanno contribuito ad aumentare il divario sociale e il disagio psicologico.  La resilienza di queste comunità, tuttavia, si manifesta attraverso strategie di governo locale che cercano di bilanciare lo sviluppo con l’economia tradizionale e l’identità etnica.

 

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2 thoughts on “Sparizioni di indigeni in Canada

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  1. Con questo interessante articolo l’autrice ci fa scoprire, oltre a quello analizzato nel post “Gli ultimi indigeni europei”, un altro genocidio nascosto di cui ben poco si parla almeno qui da noi in Europa. Trovo sempre molto stimolante questo blog che ci permette di arricchire la nostra conoscenza di ciò che accade nel mondo e che non è riportato dalla stampa mainstream.

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